Vendere craft: legislazione e aspetti fiscali

Finalmente sono riuscita a chiarirmi (un po’) le idee su questo spinosissimo argomento!

Come al solito l’Italia è un gran casino, le leggi ci sono, spesso sono confuse, ma la cosa grave è che si perdono dietro ad una miriade di consuetudini locai e disinformazioni varie…

Il “craft” è considerato (giustamente) opera dell’ingegno, arte in una parola, e può essere venduto liberamente dall’autore in una transazione da privato a privato finché il ricavato non supera i 5000 euro annui, in caso il ricavato ecceda il 5000 euro all’anno è necessario aprire Partita Iva ma non è necessaria nessuna altra iscrizione ad albi e registri (commercio, artigianato, ecc. ecc.).

Di conseguenza è perfettamente legale vendere prodotti d’arte e ingegno proprio purché questi oggetti vengano realizzati in proprio, non vengano realizzati in serie e, ancora, vengano venduti direttamente ai privati, per questo non è necessario emettere fattura, ricevuta o altro documento fiscale, e non è necessario avere PIVA né altre licenze.

Le bancarelle sono di norma consentite sul territorio italiano anche al di fuori di mercatini ed eventi particolari, anche se poi ogni comune si regola autonomamente: in alcuni comuni ci sono aree permesse ed altre no e in molti comuni turistici (ad esempio qui a Savona) è consentito mettersi in strada/piazza e vendere tranquillamente purché non si intralci e non si arrechi danno ai passanti.

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Quindi se l’intento è di mettere un “banchetto” è sempre bene chiedere al Comune di riferimento per capire come regolarsi. Qui nella mia città ci sono almeno 2-3 banchetti di questo tipo che appaiono in pieno centro città, spesso nel giorno in cui c’è anche il mercato degli ambulanti, si piazzano al di fuori del mercato stesso ma strategicamente sul passaggio delle persone per il mercato stesso…

GUARDA ANCHE:   Vendere online: aumento tariffe Paccocelere

Una di queste bancarelle vende oggetti fatti a mano a crochet (ma io non c’entro niente :mrgreen: ), un’altra stampe in serigrafia su supporto in legno.

Però quando si espone in questo modo ci sono tre regole essenziali di cui tenere conto:

1. è vietato esporre i prezzi (pena sanzioni salate)

2. il supporto che tiene l’opera d’arte (tela, marmo, legno, maglietta ecc.. ) viene ceduto a titolo di regalo e non ha valore commerciale, la vendita interessa la parte artistica (per questo le stampe in serie non possono essere vendute, mentre la singola stampa si), è un cavillo sottile ma fa la differenza tra commercio e vendita di arte/ingegno.

3. è importante portarsi dietro una dichiarazione sostitutiva in cui si sottoscrive di:

esporre e vendere oggetti di propria creazione, intesi come opere dell’ingegno creativo, senza necessità di autorizzazione amministrativa ai sensi dell’art. 4 comma II lettera H del D.L. 31-03-1998 nr. 114 e ai sensi dell’art. 1 comma II del Decreto Ministeriale 21-12-1992  per le categorie non soggette all’obbligo di documentazione disposto dall’art. 12 comma I Legge 30-12-1991 nr. 413 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 22-12-1992 nr. 300 riguardante l’esonero dall’obbligo di rilascio di ricevuta fiscale.

L’eventuale veicolo fisico (stoffa, carta, legno, metallo, plastica o altro materiale) di tale opera è da ritenersi privo di valore commerciale e ceduto a titolo gratuito."

Sto meditando di creare un file .pdf con questa dichiarazione sostitutiva ben scritta, solo da stampare, compilare e portarsi appresso, che dite, può essere utile?

GUARDA ANCHE:   Mercatini del “Fatto a Mano” a rischio multe?

Poi c’è un altro punto da sviscerare e ammetto di essere ancora un po’ confusa in merito: i siti di vendita online dedicati alle opere dell’ingegno, tipo misshobby, babirussa & c. possono essere equiparabili alla bancarella finché si sta sotto ai 5000 euro annui?

Io credo di si ma se avete info in merito raccontatemele nei commenti e appena ho altre novità sarete le prime a saperlo 😀

Copyright © Alessia Gribaudi Tramontana

Vuoi pubblicare il mio craft sul tuo blog? Puoi ripubblicare i contenuti di questo post solo parzialmente e solo inserendo un link al post originale, cioè puoi prendere UNA SOLA foto e un piccolo estratto di testo aggiungendo sempre un link cliccabile al mio articolo. Grazie.

Sono la felice proprietaria di alcuni blog, troppe passioni e di una famiglia di “tipi da spiaggia”!

87 Commenti ♥

  • agosto 4, 2011

    susanna

    grazie…..sempre pronta ad aiutare
    e per il PDF direi utilissimo per tutti !!!!!!!
    per me sicuramente
    grazie susy e buona giornata

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  • agosto 4, 2011

    Anna Perini

    Grazie Alessia, hai confermato quello che le mie amiche contabili mi avevano detto! 😉
    Sui siti on-line anch’io ho una marea di dubbi.
    Il problema è che credo li abbia anche il fisco! 😆
    Anna

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  • agosto 4, 2011

    Simona

    Interessantissimo!| GRAZIE!!!

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  • agosto 4, 2011

    Sandra

    ciao utilissimo questo post veramente non si capisce niente come dici:-)

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  • agosto 4, 2011

    paola

    dire grazie lo trovo un po’ riduttivo per le info che ci hai fornito. cmq GRAZIEEE!!!!!
    ti seguo sempre con passione.
    Paola

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  • agosto 4, 2011

    Helena

    ..intanto io mi sono salvata questo post, il pdf mi sembra comunque un’ottima idea, secondo me rassicura molto avere un minimo di “difesa” legale se si espongono le proprie creazioni in un banchetto..per il fattore vendita on line purtroppo siamo nella situazione chi deve seguire le novità in campo giuridico o legislativo non sa ancora come comportarsi con internet, vedi il campo della pirateria che è ancora libero, figuriamoci queste regolamentazioni..il problema si pone poi a chi arriva a quel limite e non so poi come ci si potrebbe comportare, anche perchè on line si possono verificare le vendite, ma nei banchetti non avendo ricevute o altro no..comunque grazie per averci un po’ chiarito le idee che fa sempre bene!! ciao ciao!

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  • agosto 4, 2011

    Monia

    ciao Alessia!! davvero utilissimo questo post!!..io a volte partecipo a qualche mercatino, così per divertimento..ce n’è uno però a cui volevo andare ad ottobre, che stavolta mi chiede un documento rilasciato dal mio comune di residenza che mi permetta di vendere occasionalmente…tu ne sai qualcosa? potrebbe essere sostituito dall’autocertificazione?..no perchè…ho chiesto in comune e ci vogliono 28 euro in marche da bollo e dura solo un anno SOLARE: vuol dire che per fare anche solo un mercatino all’anno, dopo il costo del mercatino in sè ( e ce ne sono di cari), mi tocca rifare sto documento tutti gli anni!!! DOH!!

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  • agosto 4, 2011

    Alessia

    @ Monia:
    ciao Monia, questo documento che ti ha chiesto il comune si chiama “tesserino da hobbista” ed è richiesto solo da alcuni comuni (facendo riferimento a leggi regionali), a me sembra una scemenza ma resta il fatto che quando è richiesto non credo sia “aggirabile” neppure dall’autocertificazione 😥
    Ad esempio nelle Marche è in vigore la leggere regionale nr. 27 del 2009 (art. 43 comma 2) che parla proprio di questo tesserino. Tu in che regione sei?

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  • agosto 4, 2011

    Monia

    Veneto!…sob…allora mi sà che stavolta ci devo pensare sù..la spesa diventa cospicua!..pensa, per due giorni di mercatino: 50 euro più 25 di elettricità, più 28 euro il tesserino!!..ecco come soffocare la creatività con la burocrazia e la speculazione!!! 🙁

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  • agosto 4, 2011

    fatapinella

    ciao alessia, utilissimo il post e anche un eventuale pdf. noi siamo nuove di questo mondo..abbiamo fatto un solo mercatino,ma era un’occasione particolare.
    ora abbiamo in previsione dei mercatini per settembre..quindi non si possono esporre i prezzi? e dobbiamo portare quella dichiarazione, giusto?
    ci mancherebbe solo di prendere qualche multa!!!!
    potrei chiedere info anche alla mia suocera commercialista ! se mi dà qualche dritta particolare vi aggiorno.
    grazie e ciaoo

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  • agosto 4, 2011

    susina

    molto utile, al momento non ho intenzione di vendere le mie creazioni, ma in futuro…
    grazie, susi

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  • agosto 4, 2011

    Alessia

    @ Monia:
    sto cercando altre info su questo “tesserino hobbisti” e ne ho scoperte delle belle! Non gettare la spugna ancora perché domani faccio un bel post approfondito, tienimi d’occhio…

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  • agosto 4, 2011

    Monia

    @ Alessia:
    wow grazie! certo, ti seguo!! 😉

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  • agosto 4, 2011

    Chiara

    Oh Alessia, grazie mille… L’ho già detto qualche tempo fà, ma lo ripeto: sei molto generosa! :mrgreen: Perchè, se è pur vero che questa ricerca di informazioni l’hai fatta prima di tutto per te stessa, condividendone i risultati fai risparmiare tantissimo tempo a tutte noi… e di questo ti ringrazio molto perchè con i miei due piccoletti, qui, il tempo per fare “cose da grandi” è ridotto al minimo.

    ciao ciao
    Chiara

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  • agosto 4, 2011

    sabrina

    Ciao bellessa 😛 che io sappia se l’incasso supera i 5000 euro allora ci vuole la partita iva e per arrivarci valgono mercatini vendita on line e altri tipi di vendita, qualsiasi cosa ognuno si inventi è l’incasso totale che vale, sempre come hobbista o, ti costringe ad aprire partita Iva …. MAGARI certo ci sono i contro ma se la apro vuol dire che guadagno tanto da doverlo fare ahahahahahahha …. non è il mio caso :mrgreen:

    comunque ti mando MP <3 su FB ho da chiederti una cosuccia <3

    Baciotti

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  • agosto 4, 2011

    tania

    Ciao Alessia, grazie per post chiaro e utilissimo…anch’io più o meno ero a conoscenza di quello che hai scritto( a parte il fatto che non si possono esporre i prezzi!!!)…riguardo alle vendite on line ho invece dei dubbi……ancora grazie e aspetto i tuoi aggiornamenti in proposito
    tania

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  • agosto 4, 2011

    annacarciofali

    ciao Alessia, la dichiarazione di inizio attività per vendita opere ingegno la trovi già predisposta su internet.Io curo un’associazione per fare mercatini hobbistici e siccome ci segue la Confesercenti qui a Siena ci hanno fatto costituire l’associazione perchè sembra ci sia una legge di due o tre anni fa che per fare mercatini dobbiamo essere associati. Noi ora siamo più di cento hobbisti e praticamente l’ass. è responsabile di chi porta e che gli espositori non abbiano partita IVA o che rivendono cose acquistate…. La D.I.A. deve essere sempre tenuta insieme al materiale che porti perchè serve per dimostrare che gli oggetti che trasporti sono SOLO di opera del proprio ingegno. ciao

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  • agosto 4, 2011

    Mammafelice

    Non sono completamente d’accordo. Anche se non superi i 5000eur l’anno, sono comunque guadagni da dichiarare nella dichiarazione dei redditi. Ma forse non ho ben capito cosa intendi quando dici: non è necessario emettere fattura, ricevuta o altro documento fiscale, e non è necessario avere PIVA né altre licenze.
    Per il commercio artigianale e il commercio online, da quanto ne so, si applicano le stesse regole del commercio.

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  • agosto 4, 2011

    Mammafelice

    @ Mammafelice: ovvero, per vendere online, devi avere la P IVA e anche esplorla sul sito/blog.

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  • agosto 4, 2011

    Alessia

    @ Chiara:
    mica tanto perché io di mercatini non ne faccio 😉
    @ Mammafelice:
    infatti in questo caso non è commercio ma proprio vendita di opere d’arte e dell’ingegno creativo a livello non professionale (non artigianato che è molto diverso) quindi non valgono le regole del commercio tout court e dell’artigianato, anche eccedendo i 5000 euro all’anno non è necessaria alcuna licenza commerciale o artigianale e la legge lo dice chiaramente (come funziona per gli artisti che vendono le loro opere d’arte tipo quadri , sculture, ecc.), il problema è che c’è tanta ignoranza anche gli organi preposti al controllo (spesso) brancolano nel buio 🙁
    Per vendere online a livello professionale se fai commercio di merce acquistata con fattura e poi rivenduta al pubblico valgono le regole del commercio, se vendi oggetti artigianali prodotti in serie (e qui intendo a mano ma in più esemplari replicabili) allora si che valgono le regole classiche, ma in questo caso non si compra merce ma si crea, e spesso si crea senza neppure comprare materie prime ma con materiali di scarto e più che l’oggetto di vende l’idea, la piccola opera d’arte o di design, c’è una bella differenza.

    Se invece si vendessero tanti pezzi tutti uguali e si vendessero anche all’ingrosso per la rivendita al pubblico da parte di terzi si ricadrebbe di nuovo nell’artigianato.

    Insomma, le differenze sono sottili ma ci sono.

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  • agosto 4, 2011

    Alessia

    Domani è in programma un post che chiarisce molti altri punti del mio discorso qui sopra, sempre citando le leggi in vigore 🙂

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  • agosto 4, 2011

    Mammafelice

    @ Alessia:
    Guarda, Ale, ho consultato un avvocato in merito, e lui mi ha assicurato che nel caso delle blogger che normalmente conosciamo, questo non si applica.
    Opere creative e di ingegno secondo me non si applicano praticamente a nessuna delle creative che conosciamo. Forse penserei solo a casi particolarissimi, come Elena Fiore, che scrivendo anche per riviste deve davvero produrre opere di ingegno. Mi starò spiegando? Comunque questo avvocato mi ha scritto un guestpost da mesi (mannaggia a me e ai miei ritardi) sull’argomento, quindi magari dopo che hai fatto le tue ricerche pubblico anche il mio e ti linko, così mettiamo insieme le varie informazioni. Per te andrebbe bene?

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 4, 2011

    Mammafelice

    Poi tu dici ‘in modo non professionale’, quindi questo implica che deve essere una cosa sporadica. Ma se ho un blog in cui vendo quotidianamente ciò che produco, questo non viene meno?
    Con i mercatini sono d’accordo, ma con i blog e i siti di ecommerce no,perchè viene meno proprio l’occasionalità che è prevista dalla Legge. Forse mò mi son spiegata meglio ahhaa 😀

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  • agosto 4, 2011

    Mammafelice

    (scusami, sto scrivendo a puntate perchè sono col pc piccolino)
    In ogni caso le tasse vanno pagate, per cui a fine anno anche questi redditi vanno dichiarati 😀

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  • agosto 5, 2011

    Chiara

    Ragazze, che casino!!! Non passa un pò la voglia con tutti questo guazzabuglio?
    Comunque, veramente, grazie a tutte per le varie informazioni.

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  • agosto 5, 2011

    Chiara

    @ Chiara:
    intendo che passa quasi la voglia di provare a mettersi in gioco… perchè, appunto, non essendoci regolamentazioni chiare, si rischia di non essere in regola e magari multe…

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Chiara

    @ Alessia:
    Ah! 😉 allora grazie all’ennesima potenza!!! :mrgreen:

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  • agosto 5, 2011

    Chiara

    @ Mammafelice:
    Ok, è vero, le tasse vanno pagate. Però se uno è tenuto ad avere una contabilità, a fare un bilancio ecc, almeno ci mette sia i ricavi che i costi; ma nel nostro caso pagheremmo solo sulle vendite fatte… così “a pelle”, non mi pare tanto giusto… che dite, fila il mio discorso?

    ps: questa discussione si fa sempre più interessante… 🙂

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Mammafelice:
    certo che si, ma sempre oltre i 5000 euro, eccedendo quelli è necessaria la partita iva e delle ricevute fiscali o fatture, anche nel regime dei minimi, ma non è necessaria la licenza da commerciante o artigiano perché di altro si tratta 🙂

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Mammafelice:
    per quanto riguarda le blogger io non stavo proprio pensando a loro ma a chi fa i mercatini 🙂
    Spero di leggere presto il guest post :mrgreen:

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    secondo me (e forse anche secondo la legge visto che comunque il tetto dei 5000 euro esiste sempre sull’occasionale) quello che manca davvero è un regime ancora più agevolato rispetto a quello dei minimi, perchè se esistesse un regime del genere, magari fino a 10.000 euro (che sono davvero pochissimi in qualsiasi attività), semplice e chiaro per pagare le tasse per chi non eccede questi importi minimi e con una gestione talmente semplice da non dover neppure ricorrere al commercialista, TUTTI o comunque una percentuale altissima si metterebbe in regola senza problemi perché potrebbe cominciare a pensare a provare un’attività senza il rischio di dover sborsare (tra tasse e inps & c.) soldi che non entrano, poi eccedendo i 10.000 euro si passerebbe automaticamente al regime dei minimi e oltre i 30.000 euro alla gestione classica, in modo naturale e senza traumi, con queste premesse non ci sarebbe un rischio di trovarsi con dei debiti assurdi con il fisco, potrebbe essere un’agevolazione anche solo per donne e giovani (anche se a me francamente non sembra giusto, perché magari un uomo 40 enne che viene licenziato per la crisi potrebbe voler provare anche lui e in questo modo sarebbe discriminato…).
    Non so se mi sono capita…

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    P.S. il post con tutte le info che ho trovato sul §”tesserino hobbisti” richiesto da alcuni comuni (e anche qui ce n’è da discutere!) arriva tra poco, stay tuned 😉

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Alessia

    ancora una roba sui servizi online di vendita handmade tipo etsy, misshobby, babirussa & c.
    in questo caso gli oggetti creativi restano lì esposti in modo fisso e non occasionale, questo è vero, ma le vendite per la stragrande maggioranza sono occasionali e comunque non eccedono i famosi 5000 euro quindi è impossibile che uno possa mettersi in regola con commercialista, inps e tutto il resto su questi importi e, in ogni caso, nelle vendite non è possibile emettere fattura o ricevuta fiscale perchè il codice fiscale del venditore non viene richiesto da questi siti, quindi come si può fare?
    Io mi sto scervellando per trovare una soluzione per noi in Italia, perchè gli stranieri si mettono in regola tranquillamente quindi vuol dire che tante menate non ce l’hanno, evidentemente fanno delle ricevute e poi le dichiarano, punto e stop…

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    Mammamia sto rispondendo a puntate e sto scrivendo un romanzo ma c’è un’altra roba da dire: le opere dell’ingegno non sono solo l’arte in senso stretto ma sono comprese anche le cose fatte a mano in modo creativo (gioiellini e quant’altro ci sta in questo calderone ampissimo) e anche altre cose che chiarirò meglio nel post che arriva tra qualche ora, sempre citando la legge (Barbara mi riferivo al discorso su Elena Fiore su cui non sono tanto d’accordo 🙂 )

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  • agosto 5, 2011

    Chiara

    Scusate, ma allora anche chi vende su Ebay dovrebbe dichiarare eventualmente i proprio introiti, o no?!!! Non ho mai venduto su Ebay, ma visto che si parla di vendite… era giusto per capire…

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • […] P.S. alla fine, per quanto ho potuto leggere, il tesserino hobbisti (proposto sempre e solo per le persone che vendono, permutano, propongono e/o espongono oggettistica di modico valore rientrante nel settore merceologico dell’usato e/o dell’antiquariato minore e non per chi vende craft) non è entrato in vigore, quindi neppure per queste merceologie di venditori occasionali è richiesto in Liguria, ma è sufficiente l’autocertificazione di cui ho parlato in Vendere craft: legislazione e aspetti fiscali. […]

  • agosto 5, 2011

    Mammafelice

    Ragazze, gli introiti vanno sempre dichiarati e inseriti nel 740/730, eventualmente anche come ‘redditi diversi.’ Non esiste in nessun modo una Legge che dica che al di sotto di una certa cifra puoi lavorare in nero e non dichiarare i tuoi guadagni. Diciamolo forte e chiaro soprattutto alle più giovani, perchè con questa storia che ‘guadagno poco’, si ritrovano nei guai, poi, se la finanza fa un controllo sul blog o nel negozietto sotto casa che espone i loro braccialetti in conto vendita.

    Per quanto riguarda Etsy&Co, riguardo l’osservazione di Alessia: [nelle vendite non è possibile emettere fattura o ricevuta fiscale perchè il codice fiscale del venditore non viene richiesto da questi siti]
    Sicuramente nelle condizioni d’uso troverai scritto che qualsiasi responsabilità amministrativa, fiscale e legale è a tuo carico. Anche Adsense ti dice che a lui non devi mandare fattura e che sei tu a doverti informare sul sistema fiscale in vigore nella tua nazione, ma tu la fattura la devi fare lo stesso, perché il sistema economico in Italia funziona così.
    Per ogni vendita online dovresti (intanto avere l’autorizzazione, ovvero avere P IVA) chiedere i dati di fatturazione ed emettere fattura, anche per 2 euro. E’ una cosa che ho discusso moltissimo con la mia commercialista, e ne sono ragionevolmente certa (anche grazie al parere dell’avvocato).
    Adesso cito le parole della commercialista.

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  • agosto 5, 2011

    Mammafelice

    @ Mammafelice:
    la commercialista dice:
    I vari gadget (borse, tazze…) sono dei beni materiali e quindi si configurerebbe un’attività di commercio oppure un’ artigiana se li “produci” tu per poi rivenderli, ed è in questo caso che scatterebbe l’obbligo di iscrizione in camera di commercio con tutti gli adempimenti successivi.

    ti riepilogo gli adempimenti:
    – iscrizione al registro imprese con pagamento del diritto annuale (circa 100 euro)
    – iscrizione all’INPS nella gestione dei commercianti o artigiani (a seconda della decisione della camera di commercio) con il pagamento dei contributi fissi annuali (nel 2009 erano circa 2.900 euro) più il pagamento dei contributi sul reddito eccedente il minimale (aliquota del 20% sul reddito eccedente i 14.000 euro circa)
    – tenuta di una contabilità separata per le 2 attività (con il raddoppio quindi degli adempimenti contabili/fiscali).

    Insomma: il succo è che non si può vendere niente senza fatturarlo o dichiararlo.

    Rispetto a quanto dici: [provare un’attività senza il rischio di dover sborsare (tra tasse e inps & c.) soldi che non entrano] io rispondo che invece lo trovo giusto. Il commercio si basa su questo. Perchè un negoziante, che fa le cose in regola e paga le tasse, deve ricevere concorrenza da un hobbysta che non paga le tasse e può anche imporre prezzi bassissimi?
    Il nodo secondo me è quello che tu tante volte hai detto: l’artigianato, come tale, deve avere prima di tutto un valore e non può essere svenduto a pochi euro. Non è giusto favorire chi svaluta l’artigianato con i prezzi bassi, e non ci paga nemmeno le tasse.
    Chiunque di noi voglia aprire un’attività, sa che esistono alcuni adempimenti obbligatori. Questo si chiama lavoro, e imprenditorialità. Perchè bypassarla?

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Mammafelice:
    ciao Ba, ma che discussione interessante si sta sviluppando 🙂
    Sono d’accordissimo e mentre i siti italiani su questa cosa sono nebulosi etsy è chiarissimo, la responsabilità sulle questioni fiscali è di ogni venditore, quello che dicevo è che non si può (per noi italiani) fare fattura o simili perché il sito non richiede il codice fiscale (evidentemente all’estero non è un dato necessario per fare una ricevuta fiscale) non che non si deve, ma se il sito non lo richiede all’acquirente (e non lo fanno neppure quelli italiani) praticamente come si può aggirare l’ostacolo?
    Io è su questo che mi sto scervellando, a me sembra che sia sempre tutto troppo complicato per piccole vendite da privato a privato…

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Mammafelice:
    perché gli adempimenti obbligatori possono esserci tranquillamente ma non devono essere un ginepraio per chi comincia nè proibitivi dal punto di vista economico e pratico, la legge dice che le opere dell’ingegno (che non sono i gadget prodotti in serie anche se in proprio come le tazze che hai citato tu) sono profondamente diversi dal commercio e dall’artigianato ed è di questo che io sto parlando in questo momento.

    Secondo me il problema della piccola evasione (quella grande è altra cosa) in Italia è solo ed esclusivamente perché tutto è estremamente complicato ed ingarbugliato…

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  • agosto 5, 2011

    Mammafelice

    @ Alessia: sono d’accordissimo sul fatto che in Italia sia sempre tutto troppo complicato, ma penso che l’evasione ci sarebbe comunque. Sono un po’ sfiduciata, si capisce? 😉
    Penso che in Italia ci siano troppi furbetti già a partire dal basso, e che nemmeno i regimi fiscali agevolati li hanno invogliati a fare le cose per bene. Il Regime dei Minimi era nato per questo: quanti lo hanno usato?

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Mammafelice:
    non lo so, io sono convinta fermamente che adottando la filosofia della semplicità tantissime cose “sotterranee” verrebbero alla luce naturalmente, la mi sfiducia deriva da fatto che la politica (tutta indifferentemente) sembra sguazzare troppo bene nel caos…
    E sono sfiduciata anche perché non credo che cambierà niente in meglio in Italia proprio per questo motivo, non vedo la luce in fondo al tunnel.
    Sicuramente non si riuscirebbe ad estirpare questa “filosofia dei furbetti” che è davvero radicata qui da noi e io lo vedo ogni giorno dalle piccole alle grandi cose: le regole ci sono quando ci fa comodo, valgono per gli altri, ma noi pensiamo solo al nostro tornaconto personale senza riflettere, ognuno fa così e l’Italia cade sempre più in basso 😥

    Si, mi sa che sono sfiduciata anch’io 👿

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  • agosto 5, 2011

    Mammafelice

    Alessia, ma un’associazione? Non so, mi è venuta così mentre cucinavo… un’associazione di creative potrebbe in qualche modo dare a tutte l’opportunità di vendere e legalmente dichiarare i redditi?

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Mammafelice:
    su questo mi cogli impreparata perchè per quello che ne so siccome un’associazione è per definizione “senza scopo di lucro” non saprei e dubito che sia possibile dichiarare introiti tramite associazione…
    Chissà se qualcuna è più informata e ci lascia qualche info nei commenti…
    Nel frattempo cercherò di informarmi e magari ci faccio un post 🙂

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  • agosto 5, 2011

    Mammafelice

    @ Alessia: ma i soci possono dividere gli eventuali incassi?
    altrimenti una cooperativa? io purtroppo su questo non sono proprio informata, ma forse una cooperativa potrebbe essere utile?

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Mammafelice:
    eh pure io brancolo nel buio :mrgreen:

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  • agosto 5, 2011

    Chiara

    @ Alessia:
    Avevo in mente anche io l’associazione… per esempio Fux – Tutto fatto a mano ha seguito questa strada.

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Chiara:
    eh ma praticamente come funziona se le associazioni sono “senza scopo di lucro”? Tu hai info? Se si vuoi fare un guest post?

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  • agosto 5, 2011

    Alessia

    questa la risposta del Comune di Faenza a un’associazione che vuole vendere opere dell’ingegno (dei soci) online:

    “L’art.4 c.2 lett. h) del D. lgs. 114/1998 esenta coloro che svolgono questa particolare vendita (cioè la vendita delle proprie opere d’arte, la vendita delle opere dell’ingegno a carattere creativo) dal dover rispettare le norme poste in via generale per l’esercizio del commercio. Questa norma esenta in genere l’artista (pittore, scultore, ecc.) dal doversi inquadrare come commerciante per vendere i prodotti del proprio ingegno. I libri sono un prodotto che può essere classificato come opera dell’ingegno creativo.
    Quindi, non occorre autorizzazione o comunicazione (ora divenuta Dia) per l’esercizio della vendita presso la sede dell’associazione, oppure tramite la forma del commercio elettronico, di libri a condizione che la vendita sia fatta dal soggetto (associazione?) che li ha fatti o a cui è riconducibile l’opera espressione dell’ingegno “

    Qui tutta la discussione: http://www.aicel.it/forum/showthread.php?t=28246

    Quindi devo desumere che anche vendere opere dell’ingegno tramite i portali (esty & c.) sia consentito, no?

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Chiara

    @ Alessia:
    nei prossimi giorni volevo provare a chiedere a Francesca (Fux), se mi poteva spiegare qualcosa.
    Comunque sono riuscita a spiluccare qualche info qui http://www.associazioni.avvocatoferrante.it/attivita-commerciale.html
    bisognerebbe capire se, anche se è necessario poi aprire partita iva, tenere contabilità e bilancio (se le vendite ai non soci superano le vendite ai soci), gli adempimenti necessari si fermino qui (rispetto a quelli di una normale società). Perchè se così fosse, ci può anche stare; basta un piccolo (così dicono) investimento iniziale per farsi seguire nella costituzione e per imparare a gestire i pochi adempimenti (segnare la cassa e fare il “bilancio” che però non è un vero e proprio bilancio, ma una sorta di elenco ordinato), e poi si parte.
    Però bisogna avere i soci!!! 😳

    per quanto riguarda il discorso di opera di ingegno del tuo successivo commento però, non saprei se, per esempio, i miei manufatti potrebbero considerarsi opere di ingegno… nel senso che, insomma, non copio nulla da altri, ma di sicuro c’è ispirazione, se pur inconsapevole… anche se poi il mio lavoro ha un altro stile, dettagli e colori diversi.

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Chiara:
    ok, adesso mi leggo il link e se poi hai altre info io sono tutt’orecchi 😀
    Per quanto riguarda le opere dell’ingegno il fatto che si prenda ispirazione non può essere un limite, altrimenti sarebbero tutti fuori 😉

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Chiara:
    ma ancora una cosa: per un’associazione ci vogliono almeno due persona, ma Fux è sola giusto? Come ha fatto? Mi sa che c’è qualcosa che ci sfugge…

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Chiara

    Sono andata a rileggermi una guida al 730 di quest’anno, e le indicazioni per la dichiarazioni di redditi su opere di ingegno o su commercio non abituale ci sono. Ora vorrei capire in quale delle due rientriamo noi “donne creative” 😆

    E mi si è accesa un’altra lampadina: io sono abbonata ad Altroconsumo, che offre ai suoi associati anche un servizio di consulenza fiscale. Vediamo se sanno darmi qualche dritta… ci vorrà qualche giorno, di sicuro. E magari chiedo anche se posso rendere pubbliche (ovvero scritte nero su bianco) ciò che mi diranno, citandoli come fonte.

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Chiara

    @ Alessia:
    penso che in realtà come socio puoi prendere chi vuoi, basta che sia una persona di cui ti fidi, che poi sia la mamma, la sorella o un’amica, non è un problema. Anche perchè mi sembra di aver capito che comunque non ci si spartisce un utile, al massimo si decide una remunerazione per i vari soci. E quindi, alla fine, vien pagato solo chi effettivamente ha creato…
    Perchè io ero convinta che servissero almeno 3 soci? Boh… sarà che sto facendo 3 cose insieme… e sarà pure che i miei neuroni, da 4 anni e mezzo a questa parte (ovvero dalla nascita dei figli), sono in stand-by 😆

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Chiara

    Mammafelice ha scritto::

    @ Mammafelice:
    la commercialista dice:
    I vari gadget (borse, tazze…) sono dei beni materiali e quindi si configurerebbe un’attività di commercio oppure un’ artigiana se li “produci” tu per poi rivenderli, ed è in questo caso che scatterebbe l’obbligo di iscrizione in camera di commercio con tutti gli adempimenti successivi.

    ti riepilogo gli adempimenti:
    – iscrizione al registro imprese con pagamento del diritto annuale (circa 100 euro)
    – iscrizione all’INPS nella gestione dei commercianti o artigiani (a seconda della decisione della camera di commercio) con il pagamento dei contributi fissi annuali (nel 2009 erano circa 2.900 euro) più il pagamento dei contributi sul reddito eccedente il minimale (aliquota del 20% sul reddito eccedente i 14.000 euro circa)
    – tenuta di una contabilità separata per le 2 attività (con il raddoppio quindi degli adempimenti contabili/fiscali).

    Insomma: il succo è che non si può vendere niente senza fatturarlo o dichiararlo.

    Rispetto a quanto dici: [provare un’attività senza il rischio di dover sborsare (tra tasse e inps & c.) soldi che non entrano] io rispondo che invece lo trovo giusto. Il commercio si basa su questo. Perchè un negoziante, che fa le cose in regola e paga le tasse, deve ricevere concorrenza da un hobbysta che non paga le tasse e può anche imporre prezzi bassissimi?
    Il nodo secondo me è quello che tu tante volte hai detto: l’artigianato, come tale, deve avere prima di tutto un valore e non può essere svenduto a pochi euro. Non è giusto favorire chi svaluta l’artigianato con i prezzi bassi, e non ci paga nemmeno le tasse.
    Chiunque di noi voglia aprire un’attività, sa che esistono alcuni adempimenti obbligatori. Questo si chiama lavoro, e imprenditorialità. Perchè bypassarla?

    Sai cosa? Mi viene un pò da ridere (risate amare, però!) al pensiero dei 2900 euro per l’inps… praticamente non conviene neppure cominciare, perchè penso proprio che la maggior parte di chi vende poche cosucce magari su misshobby etsy & c., non arriverebbe nemmeno a coprire i costi.
    Un’altra cosa: quando dici che poi bisognerebbe tenere due contabilità separate per le 2 attività, cosa intendi? Non ho capito bene: vuol dire che sono artigiana perchè produco e poi commerciante perchè vendo?

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Chiara:
    Altroconsumo mi sembra un’ottima idea, tienimi informata!

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  • agosto 5, 2011

    Mammafelice

    Ottime notizie: ho appena avuto un colloquio con la Presidentessa di un’Associazione Culturale per la promozione della creatività, e ho avuto conferma che i soci possono fatturare tramite l’Associazione, e dunque possono essere in regola senza affrontare le spese di avviamento di una P IVA.
    Vi tengo aggiornate perché ho ovviamente proposto all’Associazione di lavorare sul web con le blogger creative 😉

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  • agosto 5, 2011

    Mammafelice

    @ Chiara: scusami chiara, quella parte è un refuso. è riferita alla mia situaizione personale: io ho P IVA nel campo dei servizi web, e se volessi vendere manufatti dovrei avere due posizioni e tenere la contabilità separata.

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 5, 2011

    Alessia

    @ Mammafelice:
    benissimo, allora aspettiamo lumi anche su questo 😀

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 6, 2011

    Chiara

    @ Mammafelice:
    wow!!! Sarebbe una bellezza!!! anch’io rimango tutta orecchi… 😆

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 6, 2011

    Chiara

    @ Mammafelice:
    Qui si è innescata una reazione a catena… 😉
    Evviva semplificarsi la vita, però pensavo… fatturando tramite l’associazione è comunque possibile mantenere la propria “identità”, il proprio “marchio”?
    A me, per esempio, dispiacerebbe dover rinunciare al mio, perchè ne sono affezionata… e perchè è un modo per identificarmi e per rimanere visibile (esempio blog ecc)… 😳
    Siete d’accordo?

    Cambiando un pò discorso, c’è (forse) anche un altro aspetto da valutare per fare una scelta (per quanto riguarda l’apertura di partita iva, più che altro): c’è chi è lavoratore dipendente (e io ero sapevo che i dipendenti non possono aprire partita iva; è cambiato qualcosa, boh?) e chi non lo è (autonomi, disoccupati…). Ma questa è un’altra storia.

    ma si può che emanuele si è già svegliato e mi tocca scrivere con lui che fa da disturbatore ridendo mentre mi salta sulle gambe?!… 😆

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  • agosto 7, 2011

    elisabetta

    allora, tre persone è il limite x una cooperativa, due x una società ma tutti i soci dovrebbero avere parte attiva nella ditta sennò ha senso fare la ditta inividuale che costa mooolto meno (la società deve essere costituita presso notaio prima di aprire iva e costa sui 2000 euro se non di più). vero che si rientra nell’artigianato e si dovrebbe fare iva artigiani e iscrizione alla confartigianato. aggiungo x fare artigianato con iva è obbligatorio avere un fondo classificato C3 al catasto (fondo artigianale) che a seconda del tipo di attività svolta all’interno dovrà rispondere a dei requisiti di legge minimi….. info raccolte da camera di commercio e confartigianato di lucca dove abito perché stao valutando di aprire iva……………

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • […] però non basta a chiarire le idee, e così è intervenuta Alessia che ha realizzato un ottimo post che vi spiega cosa potete e non potete fare senza partita IVA, […]

  • agosto 18, 2011

    Rox

    E’ pazzesco che si debbano spendere cifre del genere, soprattutto se vendiamo le nostre creazioni a dei prezzi irrisori. Io alla fine non mi faccio mai neanche pagare la “mano d’opera” ma solo le spese dei materiali. Qualche giorno fa una signora si lamentava con me, senza sapere che io faccio bijoux, del fatto che le avevano chiesto 10 euro per un braccialetto ad una bancarella…TROPPO!!! Allora facciamolo gratis o non facciamolo proprio, dopo un attimo anzi dopo che ha corretto il tiro perchè io le ho detto che io faccio e vendo bijoux “Lo sapevo che anche io mi devo mettere a farli così non devo spendere dei soldi in più”…Ah, il dialogo è stato in un bricocenter mentre cercava di tagliare una catena pesantissima per farne dei manici per una borsa, le auguro un gran futuro come “creativa”. Sì, certo tanto tutti nascono IMPARATI no?

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  • […] ben precisa del tutto scollegata da quella dei cosiddetti “hobbisti” e ve l’ho raccontato in Vendere craft: legislazione e aspetti fiscali e ancora in Vendere craft: il tesserino hobbisti […]

  • agosto 21, 2011

    annacarciofali

    grazie Alessia ciao….

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  • agosto 24, 2011

    Sabina

    Va beh ragazze, io quello che so è che nella mia città non posso fare un bel tubo di niente, neppure se espongo la fatidica autocertificazione, perchè inquesto comune (genova) non esistono aree in cui puoi farlo inqueste modalità, quindi per farlo deve essere una cosa organizzata in grande, con associazini che si prendono la bega di chiedere permessi e contropermessi al comuneu due mesi prima per poterci far esporre un giorno in tutto l’anno. Con quel mercatino che faccio di un giorno e qualche vendita via internet ad amiche ecc… se arrivo a 150 euro annui è un miracolo. Quindi tutti i discorsi che mi fanno sul commercio ecc mi fanno molto ridere!! Ci sono venditori e venditori… io non potrei mai produrre in casa per i fatti miei abbastanza materiale da poter vendere quotidianamente (sempre se trovassi abbastanza clienti) per tutto l’anno, non sarebbe più artigianato ma produzione in serie di oggetti simili/uguali. Un conto è mettere su un negozietto e produrre in due giorni 50 paia di orecchini tutti con il panno lenci e tutti simili, magari cambiando colori o forme, un altro è mettersi lì a sudiare cose uniche ogni volta…

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  • settembre 12, 2011

    Chiara - Ideekiare

    Ciao Alessia e ciao a tutte,
    finalmente un pò di calma per condividere le informazioni raccolte su come fare a vendere i nostri beneamati lavori…

    Scusate, credo che sarò schematica, così non perdo il filo, e nemmeno voi mentre leggete.

    Mettetevi comode, perchè presumo sarà una lettura un pò lunga… forse mi conveniva farci un post!!! ;))))

    Allora: per quanto riguarda l’associazione, Francesca dice che nel suo caso è nata per provare a “cominciare”. Lei si è associata con alcune amiche (il loro scopo è di valorizzare gli antichi mestieri fatti a mano).
    Come sappiamo, l’associazione è un soggetto con partita Iva, che può acquistare e vendere beni; però non può avere utili (o almeno non possono essere distribuiti).
    Quindi le entrate e le uscite devono più o meno andare in pareggio, altrimenti si riporta la differenza nell’anno successivo.
    Viene versata l’IVA delle vendite, ma non recuperata l’IVA degli acquisti perchè è considerata un costo.
    Alla fine della fiera, l’associazione è abbastanza “restrittiva”.
    Altroconsumo integra dicendo che, al momento, le associazioni culturali non sono remunerative per i livelli di fatturato che può portare la vendita di craft e hobbistica in genere, in quanto sono state recentemente introdotte delle modifiche relative a statuto, obblighi di dichiarazione, ecc, a causa dei quali loro “sconsigliamo vivamente di intraprendere questa strada” (loro testuali parole).

    Scartata l’ipotesi dell’associazione, rimane quella della attività imprenditoriale:
    PREMESSA mi dovete scusare, ma parlo per me, nel senso che per il tipo di prodotti che creo io (non propriamente in serie, ma comunque più o meno riproducibili), io stessa non mi considererei artista, ma più artigiana, o tutti e due!!! 🙂 e queste sono state le risposte che ho ricevuto in base al mio caso specifico.
    Altroconsumo dice che si tratta di una attività mista, sia di tipo artigianale che di commercio al minuto.
    Nella normativa amministrativa non c’è una definizione precisa di “occasionalità”.
    Vi è il limite dei 5.000 euro che ben conosciamo, ma si tratta (ATTENZIONE!) di un limite previdenziale.
    Se le vendite sono più o meno sistematiche, il loro consiglio è di aprire la partita IVA nel regime dei contribuenti minimi (cioè adempimenti ridotti al minimo, 5% di tassazione fino al 35° anno di età, oppure per i primi 5 anni dell’attività, se non si superano i 30.000 Euro di ricavi); inoltre bisognerebbe iscriversi in camera di commercio come artigiane, se prevalgono i manufatti prodotti da noi, o come commercianti se prevale la vendita di manufatti prodotti da terzi (anche se quest’ultima ipotesi non è il nostro caso).

    Per quanto riguarda la parte fiscale, le vendite vanno dichiarate (anche se risultiamo occasionali, quindi SENZA partita iva ); Barbara aveva ragione!!! 😉 del resto mi sembrava strano (e anche un pò inquietante) che si potesse vendere senza pagare nulla di tasse… Nel 730 il quadro più indicato è quello delle attività commerciali occasionali (non so nell’Unico, bisognerebbe guardare le istruzioni). Come documentazione, vanno allegate le copie delle ricevute (anche se non fiscali, e anche se non ci sono ritenute d’acconto esposte).
    Le ricevute (quelle non fiscali, nel caso non avessimo ancora partita iva), altro non sarebbero che delle dichiarazioni, da noi emesse contestualmente ad ogni vendita, in cui descriviamo cosa vendiamo e cosa incassiamo.
    ATTENZIONE! Guardate bene le istruzioni della dichiarazione dei redditi, perchè forse si possono anche inserire (giustamente!!!) i costi sostenuti per la produzione e vendita dei nostri beni.

    E, infine, per quanto riguarda il luogo dove svolgere la propria attività (cioè dove creare e lavorare), tenete conto che la disciplina delle attività artigianali e di commercio dipende addirittura dal Comune, e che le Camere di Commercio, poi, chiedono copia delle denunce fatte allo sportello unico del Comune.
    Per cui, per sapere se si può lavorare in casa o se serve per forza un laboratorio rispondente a determinati requisiti, bisogna recarsi nel proprio Comune (o in quello dove si vorrebbe aprire l’attività).

    Bene, ho finito!!! :mrgreen:

    Spero di essere stata utile

    Ringrazio Francesca – Fux, così disponibile nel darci suggerimenti e il parere di chi è già sul campo, e Altroconsumo perchè il loro servizio di consulenza agli associati è stato prezioso.

    ps: se foste interessate ad approfondire l’argomento, Altroconsumo ha pubblicato la Guida alle attività in proprio.
    E’ possibile acquistarlo on-line sul loro sito; se non voleste spendere soldi, però, provate a cercarlo in biblioteca.
    Nella mia zona ce l’hanno, magari c’è anche nella vostra…

    ciao ciao
    Chiara

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  • […] Se volete farvi un'idea sulle documentazioni necessarie per aprirvi un vostro banchetto ai mercatini per hobbisti vi consiglio di leggere un interessante post di Alessia Tramontana sulla "legislazione e aspetti fiscali" […]

  • aprile 16, 2012

    Valentina

    Io ho il tesserino da Hobbista, ma devo rilascire delle ricevute ai mercatini?i viglili che me l’hanno rilasciato non mi hanno detto niente!Poi si può vendere on line dal proprio sito non ecommerce?grazie

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  • aprile 17, 2012

    Alessia

    @ Valentina:
    E’ una bella domanda, purtroppo non lo so, non ho la certezza di quello che si deve fare perchè sembra che nessuno lo sappia esattamente, che stress!

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  • aprile 21, 2013

    Fabri

    ho scoperto oggi questo articolo perchè da poche settimane voglio vendere maglie di mia creazione….non ci ho capito nulla, io non sò ancora se le mie ‘creazioni’ piaceranno, e quanto sarà la mole di vendita, per ora ho creato dei piccoli campioni, volevo aprire la mia pagina facebook e il mio blomming in modo da iniziare….ma mi sembra strano che dovrei aprire partita iva, andare alla camera di commercio per l’inps…la sola apertura di partita iva costerebbe di più di tutto quanto ho speso per creare le prime 20/25 magliette..io ho notato che nessuno su questi siti tipo blomming, bigcartel ecc..indicano partita iva, pochissimi forse…cosa devo fare insomma? ringrazio per l’aiuto

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  • aprile 21, 2013

    Alessia

    @ Fabri:
    Lo so, è un controsenso, ma tantè…
    Per discutere più approfonditamente di questi argomenti ti consiglio un gruppo a tema su facebook: https://www.facebook.com/groups/handmadereview/?fref=ts.

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  • maggio 2, 2013

    elio

    ciao a tutti, sono un creatore del proprio ingegno o hobbysta perchè dopo 5 anni ancora non ho capito nulla. faccio regolari mercatini dove possono partecipare gli “hobbysti” ma ancora nessuno sa come ci si deve comportare fiscalmente: c’è chi emette scontrino non fiscale, c’è chi emette scontrino con il proprio codice fiscale c’è chi come me non emette niente, vorrei tanto essere in regola e pagare quello che si deve ma nessuno ne sa nulla. ho la dichiarazione del comune di opere del proprio ingegno e anche il tesserino dei sei timbri, ma sembra che il tutto non serva a niente…..se c’è qualcuno che veramente sa come comportarsi gradirei essere contattato via e-mail, ho chiesto all’ass. artigiani non sanno nulla alla finanza non sono tenuti a rispondere al commercialista brancola nel buio, ho letto tutte le domande dei miei colleghi e ne ho dedotto che non ci sia una vera regola…..saluti elio

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  • maggio 3, 2013

    Alessia

    @ elio:
    Ah elio si è un gran marasma, perchè non vieni anche tu a parlarne nel gruppo Handmade Review qui: https://www.facebook.com/groups/handmadereview/?fref=ts?

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • settembre 15, 2013

    Simo

    e l’INPS dove la mettiamo.. :-/ io volevo aprire un negozietto con laboratorio ma nessuno sa darmi dritte giuste.. Cmq mi hai aiutato molto con questa risposta 😀@ Chiara – Ideekiare:

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • febbraio 4, 2014

    Sofia

    Grazie! leggere l’articolo è stato molto utile! =D … io faccio draghi in semi-pelle e volevo esporne alcuni (3) ad una piccola piccola fiera a Schio(VI) . ma se capita che qualcuno ne voglia comprare uno sul momento ben venga! solo non sapevo se era possibile farlo senza contraddire qualche legge, visto che la polizia girerà di lì non voglio andare incontro a problemi…

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  • febbraio 5, 2014

    giorgia

    io mi chiedo come è possibile una legge del genere, chi è che controlla se superi i 5.000€ annui se non devi far ricevute e non sei nessuno fiscalmente, che fanno si basano sulla parola del l’inventore del proprio ingegno? Sia ben chiaro che io faccio parte di quelle persone che fanno mercatini e ogni volta presentano per l’appunto il foglio dove dichiarano che sono opere del proprio ingegno, e proprio per questo mi sembra così strano! io ho risolto per diperazione aprendo la partita iva a regime dei minimi !!!

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  • maggio 13, 2014

    Mara

    Ciao. Io vorrei vendere privatamente dei giochi da tavolo di mia invenzione. Li vorrei far produrre privatamente senza marchio di produzione. Secondo te valgono le stesse regole normative che valgono per collanine e oggetti di puro artigianato?
    Grazie

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • maggio 15, 2014

    Alessia

    @ Mara:
    ah bella domanda!
    Secondo me si perchè potrebbero configurarsi come opere dell’ingegno ma è un parere del tutto personale, io sentirei qualcuno più accreditato per una risposta sicura…

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 2, 2014

    Alessandro Giuliani

    Ciao,

    purtroppo in merito all’argomento che hai trattato ci sono parecchi punti oscuri. Oltre ai famosi 5.000 Euro annui la legge parla di occasionalità che è il punto cruciale e per la quale nutro molti dubbi. Si può considerare occasionale la pubblicazione sistematica di annunci su un sito di vendita o possedere un blog dove si propongono in vendita le proprie creazioni? Secondo me no. Il buon senso parrebbe far propendere, in questi casi, verso un’organizzazione professionale e non occasionale.

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  • agosto 3, 2014

    Alessia

    @ Alessandro Giuliani:
    ciao Alessandro, si ci sono un bel po’ di punti oscuri e come sempre accade in Italia anche i commercialisti si dividono su questi punti. Purtroppo manca una legge che tenga conto del fatto che chi vende handmade spesso sta molto sotto la soglia dei 5000 euro annui e quindi è ovvio che non può mettersi in regola come vorrebbe il fisco perchè non solo non incasserebbe un euro ma dovrebbe sborsare molto di più di inps, tasse e affini… Il punto sta proprio nel fatto che non è presa in considerazione la micro imprenditoria e quindi anche chi vorrebbe mettersi in regola (e ti assicuro che sono tantissime le donne che vorrebbero farlo) non può per ovvi motivi.
    E comunque anche chi supera i 5000 euro e arriva intorno a 10-15 mila se si mette in regola è in perdita netta e quindi se prende PI poi è costretto a chiuderla e tornare in nero, un disastro economico sia per il fisco che per le persone, mi stupisco che il governo non pensi a fare qualcosa di serio in questo senso.
    Tu che sei un imprenditore cose ne pensi? La tua opinione mi interessa molto.

    <<  |  <  |  >  |  >>  |  Rispondi  |  Quota
  • agosto 3, 2014

    Alessia

    @ Alessandro Giuliani:
    ah aggiungo che nel post io parlo di bancarelle su spazio pubblico e non di siti di vendita o di blog, ma la mia opinione sul fisco miope non cambia 😉

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  • ottobre 16, 2016

    Michele

    @ annacarciofali:
    Ciao mi chiamo Michele io faccio stampe in sublimazione su maglie mattonelle calamite da frigo e incisione artistica su acciaio… Faccio mercatini e a volte nelle gallerie dei centri commerciali con associazioni di artigianato… Il tutto con atto sostitutivo di notorietà per opere del proprio ingegno… Ieri la finanza mi ha contestato un verbale per omissione di installazione di registratore di cassa… Impuntandosi a scrivere nel verbale che fossi un fotografo… Dopo i miei disappunti hanno corretto che mi occupavo a modo loro di “stampigliatura fotografiche su oggetti vari” e soprattutto non trascrivendo nel verbale che io abbia mostrato loro di essere in possesso di atto sostitutivo… Ora mi chiedo l agenzia delle entrate non saprà mai che io non avevo registratore di cassa in quanto esente dal rilasciare ricevute fiscali… E automaticamente mi arriverà un verbale di 1000 euro più mi apriranno in automatico una p.i. d’ufficio, domani andrò all ‘ufficio della guardia di finanza per far valere i miei diritti omessi da agenti ignoranti. Se qualcuno si è trovato in questa sotuaziome i faccia sapere.

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  • marzo 10, 2017

    Vale

    @ Michele:
    Michele! Come ti è andata poi??

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  • dicembre 22, 2017

    Roberto

    Mi pare però che comunque una ricevuta chi presta attività occasionali la deva fare con i dati di chi vende (nome. cognome, indirizzo CF) e chi acquista e il prezzo della propria opera. Ricordarsi di mettere una marca da bollo da 2 € (solo se si superano i 77,47 €) sull’originale che va al cliente.

    Anche perchè se si hanno entrate si deve fare poi comunque la dichiarazione fiscale.
    Penso che da questo punto di vista cambi poco se si vende in piazza od online.
    Ma ammetto che ci capisco poco, posso aver capito male nelle mie ricerche. 😀

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  • dicembre 22, 2017

    Alessia

    Buongiorno Roberto, in teoria si, nel senso che sicuramente gli introiti vanno dichiarati sul 730 ma online le ricevute (che sono non fiscali) credo non abbiano più senso perchè visto che hanno solo la valenza di certificare quanto guadagnato per poi fare il conto da inserire sulla dichiarazione dei redditi (nella sezione “altri redditi”) mentre online (se si usano piattaforma di marketplace e paypal) tutto resta ben segnato. Ciò non toglie che chi lo desidera le può fare senza problemi per una ulteriore rendicontazione.

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