La nostra arte è diventata un chiodo fisso. E la tua?

Vabbè non lo devo ripetere ogni volta che amo, anzi amo follemente, i Guest Post vero?

Eccone uno fresco fresco da Silvia, socia di Ilaria, di PARALLEL // LINES, un progetto artistico ad alto tasso di ironia, che definire bello è decisamente troppo riduttivo.

Insieme abbiamo pensato che un post in cui si raccontano e raccontano come hanno fatto diventare la loro arte un vero e proprio chiodo fisso, tanto da trasformarla in una impresa, può essere di ispirazione per tutte quelle di noi che vorrebbero fortemente trasformare la passione e il “saper fare” in qualcosa di più di un semplice hobby.

Ma adesso lascio la parola a silvia che è stata bravissima a condensare tutto questo, ti avverto che è un post lunghetto ma segui il mio consiglio e gustatelo fino in fondo.

Prima però vai a mipiacciare la loro pagina Facebook qui e a curiosare nel loro shop cliccando qui.

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Io e Ilaria siamo arrivate fino a qui perché non abbiamo mai accettato di poter fallire nella nostra impresa.

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La Ily che è un gran gnocca, potrebbe avere l’alternativa di sposarsi un ricco sceicco e mettersela via di fare sacrifici nella vita. Io invece, potrei benissimo fare la casalinga, ma so di certo che potrei essere colta da morte improvvisa per depressione cosmica.

Abbiamo iniziato circa 3 anni fa a martellare la prima tavola e a sperimentare con la String Art!

PARALLEL // LINES per school-of-scrap.com

Questa tecnica artistica, consiste nell’ancoraggio di chiodi su supporti rigidi (come il legno, per esempio) che servono da passanti per stringhe (o cordini di diverso materiale) che creano soggetti tridimensionali. È una tecnica che ha origine nel XIX secolo e all’epoca veniva chiamata Curve Stitching. Mary Everest Bool la inventò per avvicinare i bambini alla matematica.

In seguito, dal 1960 la String Art diventò decorativa e si iniziarono a creare i primi soggetti psichedelici.

Io l’ho scoperta per caso, facendo alcune ricerche su Pinterest.

Ho visto dei piccolissimi quadretti con soggetti naïf che realizzano le donne in America e Australia.

È una tecnica abbastanza diffusa in quei paesi. Un po’ come il punto croce qui in Italia.

Quando ho visto questi manufatti mi si sono accese un miliardo di lampadine, perché ci ho visto dentro un mare di infinite possibilità. E così ho chiamato la mia amica Ilaria che viveva un periodaccio e le ho detto semplicemente “Proviamo sta cosa della String Art!”

Detto, fatto! Nel giro di 1 giorno abbiamo trovato il nostro laboratorio e portato la tecnica all’estremo!

Ci siamo subito buttate in un impresa titanica e come prima cosa abbiamo realizzato una Calavera (teschio solitamente realizzato con zucchero durante la celebrazione del Giorno dei Morti, in Messico) nero su nero di circa 2 metri. Effetto: sciuwa-mega!

Ci siamo assolutamente innamorate del loop del gesto, del suono ripetitivo del martello sul chiodo, di quella sorta di trance nella quale si entra, quando si è totalmente concentrate ma allo stesso tempo assenti. Leggere.

Il tempo si dilata. I pensieri si accavallano. Ti attraversano. Ma rimane la pace. Forse questo aspetto, più di tutti gli altri, ci ha affascinato.PARALLEL // LINES per school-of-scrap.com

All’inizio abbiamo iniziato a sparare soggetti a random: le calaveras sono stati i primi tre, poi abbiamo iniziato a concettualizzare i messaggi cercando di trasmettere attraverso immagini iconografiche, la nostra esperienza, il nostro vissuto. Ma senza una direzione precisa.

Non abbiamo un curriculum accademico.

Sono sempre stata una creativa, mi sono sempre impegnata nello studio di quello che mi interessava approfondire.

Ho seguito migliaia di corsi on line negli Stati Uniti.

Mi sono specializzata in Food Typography e sono diventata Regista di alcuni spot pubblicitari in Francia, lavorando con le agenzie più grosse del mondo.

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Ma non ho mai conseguito nessun titolo di studio. Mi sono formata “solo” con l’esperienza.

Comunque, sin da subito e in modo del tutto naturale e spontaneo abbiamo sviluppato il nostro personale stile rendendolo unico e riconoscibile nel mondo della String Art!

Dopodiché succede il fattaccio che abbiamo utilizzato come trampolino di lancio per dare una svolta alla nostra produzione artistica.

Alcuni imprenditori della zona si sono avvicinati a noi con la scusa dell’arte, per proporci esposizioni e raccontarci della loro intenzione di acquistare delle opere, ma chiedendoci in cambio la fantomatica “VAGINA”.

Sì Sì, hai capito bene!

Il baratto più vecchio del mondo “Io ti aiuto, se me la dai” ha scatenato noi indignazione e una grande, ma proprio grandissima incazzatura.

Noi non siamo femministe, ma questa mentalità sessista non può e non deve essere più tollerata.

Da questa esperienza nasce il nostro progetto artistico WE R ALL SLAVES TO PUSSY nel quale raccontiamo l’universo femminile nella sua rappresentazione più forte, sottolineando il potere e la fragilità della donna. E lo facciamo provocando, ironizzando e colpendo duro attraverso quelle che sono le nostre opere figurative.

Nel frattempo durante marzo 2017, abbiamo lanciato la nostra personale battaglia portando nelle piazze di Milano, Verona, Venezia e alcuni comuni del lago di Garda, la campagna di sensibilizzazione da noi ideata #nonsibaratta.

Siamo scese nelle piazze con un cestino di patate che abbiamo stringato e alle quali abbiamo legato il cartellino che riportava l’hashtag #nonsibaratta!

Abbiamo fermato le persone a random e, dopo aver spiegato loro delle nostri tristi esperienze disagio-hot, abbiamo chiesto loro di farsi fare la foto con la patata in mano e di diffondere il verbo sui vari canali social con l’hashtag, motto della campagna.

Anche quest’anno abbiamo voluto rilanciare questo progetto, coinvolgendo food blogger di tutta Italia che hanno postato una ricetta a base di patate durante la settimana della festa della donna trovando, in questa, l’occasione per parlare della campagna.

Dopo questi epici eventi a novembre 2017 abbiamo esposto il nostro progetto una galleria di Arte contemporanea di Milano e successivamente presso lo spazio Asestante, sempre in centro a Milano.

Chiaro che arrivare fino qui e a questa velocità ha richiesto costanza, dedizione e tantissimo sacrificio.

Lavoriamo sempre.

Dal lunedì alla domenica.

Io riesco a gestire la bambina con mio marito che è un Santo e un meraviglioso papà e la Ilaria fa le capriole per essere sempre presente, visto che tutti i giorni per venire in laboratorio si deve smazzare 80 km.

La cosa più pesante da sopportare sono i periodi di nera e di sfiducia totale, quando non si muove un cazzo.

Alle volte vorremmo letteralmente sparire, fare PUFF o semplicemente spararci in bocca.

Ma abbiamo una testa durissima e ogni volta, durante questi momenti di pessimismo e fastidio, rilanciamo sul piatto nuovi progetti.

Perché fermarsi non è mai la soluzione.

C’è una frase che mi ha colpito (e non so di chi sia) e che spesso mi ripeto come Mantra “per avere qualcosa che non hai mai avuto, devi fare qualcosa che non hai mai fatto!” E cioè superare il tuo limite. Al di là c’è l’imponderabile. Nuovi scenari e nuove possibilità!

Come nel caso delle installazioni in Site Specific.

Questa è una cosa che da tempo ci ronzava nel cervello e durante un periodo nero, ci siamo date entrambe un colpo di reni a mo’ di salmone, e abbiamo inchiodato una parete del laboratorio. Allora, vabbè: chetelodicoaffare?

Quando fai cose fighe e nuove è ovvio che ti ricarichi come una prepagata ;D

Abbiamo sperimentato come se non ci fosse un domani per trovare la quadra, tra materiali e chiodi, per portare questa tecnica direttamente a parete! Fino a quando, dopo 6 mesi di prove, abbiamo raggiunto lo Zenith.

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Non importano le volte in cui si sbaglia. Basta non mollare il chiodo e arrivare dritte all’obbiettivo. Da quel momento abbiamo realizzato installazioni Site Specific presso Sonia Factory, (la nuova factory di Sonia Peronaci) a Milano, presso un Art Hotel in Sicilia, abitazioni private e un salone della nostra città, togliendoci delle grosse soddisfazioni.

Chiaramente poi ritornano i momenti di molla e puntuale come un orologio svizzero, l’ansia ci attanaglia.

Tornate dalle ferie di Pasqua di quest’anno, ci siamo ritrovate fra le mani uno skate e delle racchette da ping pong usate. Ci siamo guardate in faccia e ci siamo dette WHY NOT?

skate be stupidhasta la victoriaCosì abbiamo iniziato a studiare le superfici, a provare i chiodi, le vernici su varie texture e la cosa ci ha gasato da matti e abbiamo iniziato a inchiodare tutto.

Così, anche in questo caso, da un momento di merda è nato il nostro nuovo progetto: DIAMO NUOVA VITA A COSE CHE NON SERVONO PIU’ A UN CAZZO! Adesso andiamo in giro come delle matte a raccattare qualunque superficie inchiodabile di seconda mano. Skate board, taglieri, racchette da ping pong, tavole da wind surf e qualunque altra cosa possa venirci in mente e che troviamo nei vari mercatini.

Pensiamo sia figo perché siamo affezionati/e a cose che non adoperiamo più, ma che spesso teniamo rilegate nello sgabuzzino o in cantina perché non riusciamo a separarcene. Rivalutando ad opera POP un pezzo che vale poco o niente, ma che allo stesso tempo ha un grosso valore affettivo, penso sia un bel gesto verso tutta l’umanità.

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Soprattutto per il fatto che raccogliamo pezzi che hanno una storia e contemporaneamente salvaguardiamo l’ambiente dall’inquinamento rendendo il mondo un posto migliore. Sai in quanto tempo smaltisce una racchetta di ping – pong? Circa 1.000 anni!

Se avete cose inchiodabili e che non usate più, pensateci intensamente e uscitele!!!

Abbiamo aperto il nostro shop on line da 3 giorni, ma contiamo di lanciarlo presto con un Give away, durante il quale regaleremo una super racchetta al vincitore o alla fortunata vincitrice.

Inoltre potrai personalizzare la tua racchetta/skate/tagliere etc. Potrai scegliere il soggetto che può essere un acronimo, una piccola parola, un numero o un’icona. Inoltre potrai decidere la finitura dei chiodi e il colore delle stringhe. E per confezionare il tutto ti potrai sbizzarrire sulle finiture, utilizzando passamaneria, frange, borchie e molto altro ancora.

Certo! Questa è un’altra sfida. Tutta da ricominciare.

Altro target, altra comunicazione, altro progetto, altra direzione. Altre cose da studiare. Altre sperimentazioni da fare. Altre persone da conoscere e coinvolgere. Ma mollare non è mai la soluzione.

Ti lascio con questa, che non ripeto come un mantra ma che vorrei tatuarmi direttamente sulla schiena e che è diventata il nostro credo.

“Chi si accontenta gode” l’ha detto uno che nella vita ha saputo solo raccogliere ciò che gli è caduto dal cielo, che non si è spinto mai oltre il sentiero, che non ha realizzato il suo sogno e nemmeno ci ha provato. È più facile accontentarsi, che vivere per realizzarsi. “Chi si accontenta gode”è la filosofia dei finti soddisfatti, degli infelici camuffati, dei depressi sorridenti e dei falliti pseudoignari. Di notte si sogna di giorno si combatte. Non c’è altro da fare.

CHI SI ACCONTENTA MUORE!” Francesco Castrofilippo.

PARALLEL // LINES per school-of-scrap

Copyright © Alessia Gribaudi Tramontana

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Sono la felice proprietaria di alcuni blog, troppe passioni e di una famiglia di “tipi da spiaggia”!

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