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Vendere il fatto a mano: la formula per calcolare il prezzo giusto

Per chi si appresta a vendere il fatto a mano, quelli che nel gergo moderno si chiamano “maker”, decidere il prezzo giusto di ogni creazione è sicuramente uno dei nodi più difficili da sciogliere.

Io stessa quando arriva il momento di caricare l’inserzione sul mio spazio Misshobby rimango un attimo ad interrogarmi sul form dove inserire gli euro, l’inquietudine di aver scelto un prezzo sbagliato in un modo o nell’altro c’è sempre.

E la cosa che ho notato che spesso gli errori sono per difetto, quasi mai per eccesso, il contrario esatto di quello che avviene nella vendita di oggetti industriali fatti in serie.

Ma in realtà esiste una formula matematica che, unita ad alcuni buoni consigli, può facilitare il compito ed evitarci di sbagliare, oggi voglio scrivere proprio un approfondimento su questo argomento tanto importante.

La formula che uso io è molto semplice e l’ho ricavata scandagliando in lungo e in largo la rete e studiando e confrontando tutto quello che ho trovato sul tema sia in italiano che in francese, inglese e spagnolo!

Una bella mole di materiale ma il risultato mi soddisfa in pieno.

Vendere il fatto a mano: la formula per calcolare il prezzo giusto

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Nella mia formula ci sono solo tre voci, in altre che ho visto ce n’è una quarta di cui non ho ben capito né il senso né l’utilità, mi sembra che l’unica ragione sia quella di gonfiare ulteriormente il prezzo senza un motivo valido, così l’ho depennata senza remore.

La prima voce è il costo del materiale, questa è da calcolare in modo religioso mettendo dentro anche quello che serve per fare il pacchetto e per la busta della spedizione, anche le cose piccole piccole con un valore minimo. Dentro questo numero ci deve entrare tutto, ma proprio tutto, quello che avete usato per confezionare la vostra creazione.

Ovviamente se volete mettervi a vendere davvero, magari facendone un lavoro in futuro, ci sono degli accorgimenti per ridurre questa variabile, ad esempio l’acquisto di materiale all’ingrosso e non al dettaglio, in questo modo si possono ridurre sensibilmente i costi.

La seconda voce è il costo del tuo lavoro, cioè la paga oraria che decidi di meritare per ogni 60 minuti di lavoro certosino. Qui ci sono due cose che devi fare per mettere a punto il prezzo giusto.

La prima è di non svalutare il tuo lavoro, quindi evita una paga oraria inferiore ai 10 euro (considera che la donna delle pulizie prende 8-10 euro l’ora) e attestati su una cifra superiore ai 10 euro, quanto di preciso lo devi decidere tu.

La seconda è di dare la precedenza ad oggetti che non richiedano un monte ore esagerato per essere terminati, va benissimo fare alcuni pezzi unici di particolare pregio ma tieni conto che gli oggetti che si vendono di più sono quelli con un costo medio basso quindi trova alcune idee per realizzare in prevalenza questo tipo di prodotti sempre senza svalutare la tua manodopera.

La terza voce è quella dei costi fissi, cioè tutti quei costi che incidono solo in modo relativo su ogni creazione ma che devi mantenere sempre, ad esempio il collegamento internet, la luce che usi per la macchina da cucire, il costo del marketplace che usi e le tariffe di paypal, ecc. ecc.

Per alcuni costi puoi calcolare i soldini precisi per ogni oggetto (ad esempio le tariffe di marketplace e sistemi di pagamento), per altre dovrai fare una stima da “spalmare” sui vari prodotti.

Quando hai questi tre parametri ti basta sommarli per ottenere un primo risultato, il prezzo all’ingrosso del tuo prodotto, quello che dovrai conteggiare, ad esempio, se decidi di dare quell’oggetto in conto deposito ad un negozio che poi deve ricaricare ancora.

Quella cifra deve essere ancora moltiplicata per due per ottenere finalmente il prezzo al dettaglio del tuo prodotto, cioè il prezzo che dovrai indicare quando pubblichi la nuova inserzione di vendita.

Alcune formule moltiplicano il prezzo all’ingrosso per 3, anche questa a me sembra un’esagerazione e quindi non l’ho tenuta in considerazione…

Adesso che vi ho svelato la mia formula magica vi lascio anche i piccoli consigli che citavo all’inizio dell’articolo:

1. Non chiedere prezzi troppo bassi.

Svalutare il lavoro artigianale fa male al tuo business e anche a quello degli altri. In più il potenziale cliente tenderà a pensare che vendi paccottiglia, che con un prezzo così basso non è possibile comprare cose belle. Pensaci.

2. Non pensare alle svendite e ai saldi della grande distribuzione.

All’inizio è normale avere poche vendite ma intraprendere la strada del gioco al ribasso non aiuta. Pensa uno o due periodi all’anno in cui offrire uno sconto per fine serie,  ma non svendere in modo generalizzato.

3. Non sottovalutare il tuo tempo e le tue capacità.

Il tempo è denaro, anche le tue capacità lo sono, non te lo dimenticare mai!

4. Attenzione al conto vendita.

In alcuni casi può essere un’ottima formula per vendere nei negozi offline, purtroppo in genere aiuta il negoziante a riempire le vetrine ma non porta vendite all’artigiano. Valuta molto bene prima di decidere.

5. Non sottovalutare le spese fisse.

Questa è un’altra voce a cui non si pensa mai, oppure si calcola in modo parziale. Purtroppo incide non poco quindi bisogna prestare attenzione al momento di fare i conti.

6.  Guardati intorno.

Per far crescere la propria attività, qualsiasi attività, è importante guardarsi intorno alla ricerca di potenziali “competitor”, cioè artigiani che vendono oggetti simili ai tuoi o con lo stesso target potenziale. Guardarsi intorno non vuol dire copiare di sana pianta oggetti o idee, meglio imparare a migliorare e magari trovare delle idee da sviluppare insieme, l’unione fa la forza!

7. Non dimenticare i tuoi clienti.

I tuoi clienti, ma anche i potenziali clienti e chi ti critica, possono essere risorse preziose per imparare cosa vuole vedere chi ti segue e per correggere il tiro quando le cose non vanno bene. Non ti dimenticare di loro anzi coccolali spesso.

E voi avete una formula per calcolare il prezzo o andate “a occhio”?

Copyright © Alessia Gribaudi Tramontana

Vuoi pubblicare il mio craft sul tuo blog? Puoi ripubblicare i contenuti di questo post solo parzialmente e solo inserendo un link al post originale, cioè puoi prendere UNA SOLA foto e un piccolo estratto di testo aggiungendo sempre un link cliccabile al mio articolo. Grazie.

Sono la felice proprietaria di alcuni blog, troppe passioni e di una famiglia di “tipi da spiaggia”!

9 Commenti ♥

  • luglio 3, 2014

    Roberta

    Ciao Alessia, molto interessante il tuo post. Anch’io mi sono sempre posta il problema del costo ed ero arrivata a definire la tua stessa formula senza saperlo. L’unica incognita della creatività è che quando ti rapisce è difficile imbrigliarla in cronometri e costi, ma bisogna forzarsi a farlo ! Uno dei punti, secondo me, più interessanti è di non sottovalutare: il tempo, i costi e le nostre capacità. Solo in questo modo diamo valore al nostro lavoro e a quello degli altri creativi. Un saluto

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  • luglio 10, 2014

    Paty

    grazie dei tuoi preziosi suggerimenti, effettivamente anche io considero i costi del materiale, le spese … ma sottovaluto molto il mio tempo-lavoro. Per ora sono solo riuscita a vendere ai colleghi per i quali ho fatto prezzi stracciati e forse, come tu dici, mi sono svenduta. Devo imparare!! Quindi terrò presente i tuoi ottimi suggerimenti e grazie ancora.
    baci e fusa
    Paty

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  • […] una piccola campionatura di oggetti stabilendo un prezzo all’ingrosso come vi ho spiegato qui in Vendere il fatto a mano: la formula per calcolare il prezzo giusto ma senza poi preoccuparvi del prezzo a cui il commerciante proverà a vendere il vostro oggetto, […]

  • novembre 3, 2014

    Marisa

    Grazie Alessia, questo articolo è utilissimo!
    Ho iniziato da poco ad affacciarmi nel mondo dell’artigianato recuperando una tradizione di famiglia e reinterpretandola e mi piacerebbe riuscire a dare il giusto prezzo alle mie creazioni… credo che con la tua formula ce la potrò fare! 🙂
    E’ facile rischiare di non valutare correttamente il nostro tempo/lavoro soprattutto se ci si inizia a scoraggiare non si ottengono risultati…
    Grazie per l’aiuto! ^.^

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  • novembre 3, 2014

    Alessia

    @ Marisa:
    Grazie a te Marisa di avermi letta, sono lieta di esserti stata utile 😀

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  • giugno 14, 2016

    Mari

    Grazie per i preziosi consigli!!!!!!! Utilissimo per la mia nuova avventura in questo mondo di creativi!!!!!!

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  • luglio 18, 2016

    alessandra marsiaj

    Grazie Alessia per i consigli di calcolo, in effetti anche per me il prezzo giusto per ciò che faccio è sempre stato un problema, soprattutto per quanto riguarda il calcolo del tempo impiegato per l’esecuzione degli oggetti. Sono autodidatta e lavoro nei ritagli di tempo, per cui, come puoi ben capire, mi un po’ difficile stabilire quanto tempo impiego. Calcola poi che a volte compio degli errori per cui devo disfare e rifare….Proverò comunque ad applicare la tua formula facendo un calcolo del tempo il più accurato possibile. baci e salute a te. ale

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  • marzo 15, 2017

    Angela Rapisarda

    Mi piace molto lavorare ad uncinetto, punto croce, chiaccherino e tutto quello che si può creare con le mani! Lo faccio principalmente per hobby, ma a volte mi chiedono di realizzare delle cose ho sempre avuto dubbi su quando farmi pagare perchè da un lato voglio guadagnare il giusto ma dall’altro non voglio che pensano che me ne approffitti! Quindi ogni volta per me è un dilemma mi faccio mille complessi! Proverò la tua formula, vediamo che esce fuori!

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  • aprile 13, 2017

    marica cariani

    Bellissima formula…però manca un elemento fondamentale…l’idea, se chi crea realizza oggetti unici, un design particolare, questo non deve essere conteggiato? Ok il materiale, il tempo e le varie ed eventuali, ma l’idea il progetto? Proprio perché si parla di artigianalità e non di prodotti in serie…

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