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Mercatini del “Fatto a Mano” a rischio multe?

Ieri ero (come sempre) online e Chiara ha postato una domanda su uno dei gruppi Facebook dedicato all’Handmade, era un po’ allarmata per una notizia che stava girando riguardo ad alcune multe fioccate a creative di Grosseto che avevano partecipato ad un mercatino nei mesi precedenti.

Come sempre in queste cose le notizie all’inizio sono confuse ma tutti vorrebbero saperne di più e così abbiamo indagato ulteriormente.

Siamo riuscite anche a risalire ad un articolo dell’Espresso che risale al settembre scorso e che racconta proprio di queste multe.

Da quello che ho potuto capire c’è stato il solito concorso di fattori tipicamente italiani.

Da un lato i Vigili contestano una scelta poco attenta degli espositori presenti nel mercatino che doveva essere dedicato solo alle opere dell’ingegno, e quindi non dovevano essere presenti artigiani con partita IVA, persone che fanno le cose in serie o banchetti che vendono oggetti fatti industrialmente e solo assemblati.

Dall’altro c’è il grosso problema che la legge è come sempre fumosa e poco chiara, nessuno ha mai specificato con una vera e propria norma cosa è o cosa non è opera dell’ingegno e quindi i Vigili vanno a naso e siccome dubito che siano esperti di Handmade ci sono buone probabilità che sbaglino mira…

In linea teorica se ogni oggetto che facciamo a mano è diverso e anche un pochino imperfetto nel senso buono del termine, come dovrebbe essere ogni manufatto che si rispetti, non dovremmo correre rischi però certezze non ce ne sono finché i nostri legislatori non impareranno a fare delle leggi chiare e semplici!

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Nel frattempo se volete leggervi l’articolo originale dell’Espresso (che è interessante) lo trovate qui:  Multe per oltre 200mila euro ai mercatini «Venduti oggetti non artigianali»

Mercatini del “Fatto a Mano” a rischio multe?

Copyright © Alessia Gribaudi Tramontana

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10 Commenti ♥

  • ottobre 31, 2014

    Squitty

    Nel mercatino che abbiamo fatto a giugno per sostenere la scuola materna di mio figlio, abbiamo avuto indicazioni molto precise per quel che riguarda l’esposizione di un eventuale prezzo: assolutamente vietata. In pratica qualsiasi oggetto sarebbe dovuto essere venduto grazie ad un offerta degli acquirenti. In pratica però una lista nascosta sotto il banco indirizzava gli stessi verso un prezzo equo.
    Semplicemente ridicolo!

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  • marzo 10, 2017

    Vale

    Carissima 🙂 gradirei una piccola delucidazione sulla terminologia “banchetti che vendono oggetti fatti industrialmente e solo assemblati” (anche se, con calma, sto leggendo praticamente tutto il tuo blog…! ahahahahah 🙂 ). Chiedo perchè spesso, ad esempio, chi fa gioiellini, bracciali, prende un filo, ci mette le perle… anche se, per certi versi, anche questa dell'”assemblaggio” è una scelta personale e mai ripetitiva (anche se tutto può essere… ciò che esiste sulla terra è questo, e non altro!) …. quindi penso che anche qui ci sia da puntualizzare…
    Comunque 🙂 che tu sappia: c’è qualcuno in italia che “dovrebbe” far uscire qualche legge o regolamentazione specifica per questi ambiti?
    Che ne so… qualcuno agli alti vertici… oppure se anche addirittura un partito comunale potrebbe proporre una legislazione.. chissà!
    Grazie comunque per tutti i tuoi post! 🙂 B-)

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  • marzo 11, 2017

    Alessia

    @ Vale:
    ciao Vale, in realtà di solito legiferano i vari comuni e regioni, quindi localmente si trovano delle normative specifiche che si differenziano da zona a zona (anche se spesso una base simile c’è).
    Sarebbe bello se qualche partito, anche nazionale, pensasse a regolamentare le opere dell’ingegno in modo da avere le sesse regole dappertutto…

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  • marzo 17, 2017

    Vale

    @ Alessia:
    Grazie mille per la risposta 😀
    Per quanto riguarda i “banchetti che vendono oggetti fatti industrialmente e solo assemblati” ? 🙂

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  • marzo 19, 2017

    sara

    @ Vale:

    ultimamente ho letto anch’io questa cosa degli assemblaggi e mi sono fatta le stesse domande
    questa storia degli assemblati è una novità a quanto pare, diffusa da quella che mi sembra sia un’interpretazione della legge, perchè fino a poco tempo fa si leggeva una definizione di hobbismo e ingegno creativo che non menzionava né percentuali di manualità né faceva riferimento alla questione degli assemblati, non so se sia stata cambiata la legge o cosa, mi piacerebbe saperlo

    nella bigiotteria l’assemblaggio è comunque una tecnica vera e propria, una delle più comuni a ben vedere…solitamente a supporto di disegni originali e complessi, definire un bijoux creato con l’assemblaggio una semplice rivendita di prodotti industriali, mi sembra ridicolo e riduttivo…

    ma anche se fosse comunque anche nell’assemblaggio il lavoro manuale c’è (ovviamente a voler fare le cose fatte bene), oltre il disegno e l’idea che in certi casi sono, ripeto, complessi e unici…

    comunque secondo me questa nuova interpretazione (di cui comunque non riesco a trovare il riferimento preciso dal punto di vista legislativo) non può riguardare il bijoux assemblato altrimenti l’80% dei gioielli artigianali sarebbe “una rivendita di prodotti industriali assemblati”

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  • marzo 19, 2017

    sara

    se vogliamo vederla da questo punto di vista, cioè che l’opera del proprio ingegno è una cosa quasi totalmente ex novo, allora anche chi usa le varie tecniche di tessitura è un semplice assemblatore, perchè i materiali sono tutti già pronti (stoffe,filo, perline, chiusure ecc)?
    tra l’altro vorrei ricordare che il collage è una tecnica artistica di tutto rispetto, allora anche gli artisti poveri sono tutti assemblatori? credo che la definizione di opera manuale debba anche riferirsi al valore concettuale e intrinseco di quelo che facciamo, nonché al contesto di tutta la produzione creativa di ciascuno

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  • marzo 19, 2017

    Alessia

    ciao @Vale e @Sara, no secondo me state andando oltre, si parla di assemblaggio quando nell’assemblaggio non c’è creatività, non c’è novità ma solo unione mera di pezzi già fatti e uniti in modo semplice e già visto. Se devo fare un esempio mi vengono in mente i gelati, c’è grande differenza tra i gelatieri che usano solo prelavorati e quelli che uniscono ingredienti freschi ottenendo sempre un gelato ma che diventa realmente artigianale e opera dell’ingegno…
    Comunque credo anch’io che sulla legge non si trovi la distinzione, semplicemente se opera dell’ingegno dv’essere un po’ di ingegno bisogna metterlo e il risultato finale cambia e la differenza si vede ad occhio nudo anche se il nome resta sempre “orecchini” e quant’altro.

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  • marzo 20, 2017

    sara

    @ Alessia:
    ciao Alessia,
    anch’io penso che questa interpretazione sia superflua e non riguardi chi fa bigiotteria assemblata, so che ci sono persone che comprano bijoux già pronti e poi li rivendono come artigianali, forse in quel caso si può parlare di prodotti industriali, ma negli altri non mi pare corretto, addirittura ho letto di una percentuale precisa su quanto debba essere fatto a mano un prodotto per definirsi opera dell’ingegno, ma non trovo da nessuna parte questa cosa..per cui non capisco,mi piacerebbe capire perchè sia stata messa in giro questa cosa, facendo sorgere, a me come a molte altre, leciti dubbi in merito…
    grazie per la risposta comunque!

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  • marzo 20, 2017

    Alessia

    @ sara:
    ciao Sara, dove hai letto queste “percentuali”? Sono curiosa…

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  • marzo 21, 2017

    sara

    @ Alessia:
    su un articolo postato su Miss hobby http://www.misshobby.com/it/forums/tutto-il-resto/topics/differenza-tra-la-figura-dellhobbista-e-del-creativo
    tuttavia non ho ancora trovato dove di preciso ci sia scritta questa cosa nel testo di legge

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