Vendere craft: cosa manca sui siti di vendita italiani?

Ultimamente, in Italia, i siti che fanno da tramite tra creativi/designer e acquirenti stanno spuntando come funghi, ve ne siete accorte?

Evidentemente molti hanno deciso di cavalcare l’onda di etsy e vogliono provare a fare il business partendo da lì.

Il problema è che per quanti ne nascono altrettanti problemi sorgono, ce n’è qualcuno partito bene e che poi ha perso smalto e voglia di migliorare ed è pieno di problemi tecnici e non, ce n’è qualcuno che è nato e morto nel giro di pochi giorni.

Ce ne sono altri che provano a usare metodi di vendita diversi dal solito (secondo me con poco successo, ma è un’opinione personale) e poi, per fortuna, ce n’è anche qualcuno che sembra promettere bene.

Di molti ho parlato qui sul blog nella mia rubrica (chiamiamola così…) “vendere craft”.

Ma oggi voglio chiedere a voi (sia designer che acquirenti) cosa manca sui siti di vendita italiani?

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Comincio io…

Secondo me manca un dialogo reale tra artigiani/designer e staff dei siti, non mi riferisco ad uno in particolare ma a tutti quelli che ho visto nascere fin’ora. Non esiste uno spazio dedicato a chi vende per interagire e interloquire direttamente con il sito stesso, cosa che invece esiste su etsy, sia sotto forma di forum, sia sotto forma di blog specificamente dedicato.

In seconda battuta direi che manca anche il lato esattamente opposto, cioè lo spazio per il dialogo con chi desidera comprare, dubbi e domande ce ne saranno sempre tanti, gli italiani sono molto titubanti a concedere fiducia agli acquisti online e uno spazio del genere potrebbe di grande aiuto.

Però avere due spazi così, ben gestiti e sempre attivi, presuppone che ci siano persone che si occupano di rispondere e proporre spunti in modo professionale, esattamente come succede su etsy ed è per questo che la comunità di quel sito pilota va tanto tanto bene e le vendite la seguono a ruota…

In ultima battuta ci sono tanti e tanti piccoli aspetti tecnici interni agli shop che potrebbero essere implementati, prima fra tutti la possibilità di creare “codici sconto” che su etsy è arrivata mesi e mesi fa e che davvero utile.

Allora, quali sono le cose che vorreste trovare VOI su misshobby, babirussa e compagnia cantando?

Copyright © Alessia Gribaudi Tramontana

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Sono la felice proprietaria di alcuni blog, troppe passioni e di una famiglia di “tipi da spiaggia”!

10 Commenti ♥

  • giugno 8, 2011

    ila

    Sai Alessia, secondo me cosa manca veramente?
    Una buona selezione “all’entrata”. Se io gestissi uno di questi negozi non permetterei a chiunque di aprire la sua vetrina.
    Pretenderei lavori ben realizzati, ben fotografati, a prezzi giusti (e non vergognosamente stracciati)..
    Nei negozi attualmente aperti le belle creazioni si perdono in un mare di copie, di foto sfuocate, di oggetti a 1 euro… insomma, secondo me il fiorire di questi negozi, gestiti in questo modo, contribuisce alla decadenza dell’artigianato.
    Non intendo certo ergermi a giudice supremo,in un negozio “ideale” è possibile che nemmeno le mie creazioni verrebbero selezionate.. ma questo sarebbe uno sprono a fare meglio o comunque l’occasione per fermarmi un attimo e cercare di capire perché sono stata scartata… Credo che il panorama “craftoso” italiano non potrebbe che trarne giovamento.
    Che ne pensi?

    Cercando di rispondere alla tua domanda in maniera un po’ più attinente, ti dico che secondo me manca un po’ di “automatismo”. E’ assurdo avere a che fare con un pc… nato proprio per fare cose ripetitive al posto nostro…e trovarsi a reinserire mille volte i soliti tag, i soliti materiali; se io pubblico varianti dello stesso oggetto (come ad esempio i miei segnalibri o portacellulare) mi trovo costretta a riscrivere ogni volta le solite cose… che noia!

    Ok, fine del poema! Un saluto piovoso.. 😉

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  • giugno 8, 2011

    Francesca

    @ ila:
    Ho già partecipato a una discussione del genere in varie sedi,e la mia posizione è sempre la stessa:non credo sia giusto.Credo si debba dare la possibilità a tutti,saranno poi le vendite (o non vendite)a far riflettere il proprietario dello shop.Personalmente,da quando frequento questi ambienti (sono nuova e un po’ datata) ho visto anche parecchie foto curate e ben presentate di oggetti a mio parere orrendi.Per quanto riguarda il prezzo stracciato sono d’accordo con te,ma bisognerebbe indagare se la venditrice in questione sia realmente un’artigiana:generalmente un’artigiana investe parecchio sul materiale e semplicemente non può vendere al di sotto di una certa cifra,quindi basterebbe segnalarle allo staff(sempre che lo staff sia pronto ad ascoltare,come diceva Alessia).

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  • giugno 8, 2011

    barbara santi

    concordo con ila per il fatto della qualità e originalità..secondo me chi ama le cose fatte a mano lo fa perchè ama gli oggetti unici ,particolari,estrosi,insomma,non ‘di serie’..invece purtroppo in questi siti accade quello che sta accadendo in molti mercatini..un’invasione di oggetti ‘commerciali’,anche se fatti a mano..ogni bancarella uguale all’altra,quasi con le stesse cose e gli stessi colori..perchè magari quello è un prodotto ‘di moda’,costa poco farlo ,sia in termini economici che di tempo ,e si ha la (quasi) certezza di vendere ..in italia ci sono ottime menti creative che ‘soffocano’ la loro fantasia in favore del risvolto economico,senza pensare che però l’appiattimento porta alla noia e così gli artigiani vengono visti come ‘cenciai'(perdonatemi il termine) e non come artisti capaci di creare cose uniche..quante volte ad un mercatino avete sentito dire ai passanti’poverini….’quasi come se fossimo degli accattoni?..dalle mie parti almeno succede così..e non vorrei che si ripetesse anche sul web.. spero di essermi spiegata,è un concetto difficile da scrivere per me..^^..un’altra cosa che secondo me sarebbe importante, e lo hai detto anche tu nel post,è il contatto con il potenziale acquirente..il poter spiegare,raccontare come è neto l’oggetto,rispondere a domande,dubbi e curiosità..per questo io mi rendo disponibile in chat su FB..ma sarebbe bello se ogni venditore ne avesse a disposizione una nella propria vetrina ..(ma so che questo è un sogno.. )ooops..scusate la lunghezza..^^..

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  • giugno 8, 2011

    La Vale

    Ciao Alessia, condivido tutto quello che hai detto…come venditrice anch’io credo che bisognarebbe tenere conto della sostanziale differenza nelle modalità di shopping americana e nostrana, le mie amiche non-creative non avrebbero mai pensato che esistono “luoghi” dove comprare cose handmade on-line…insomma manca “un po’” di pubblicità da parte di questi siti che , a mio modesto avviso, fanno affidamento principalmente sugli “sforzi” delle loro iscritte…invece come compratrice ho riscontrato una generale carenza nelle opzioni di ricerca degli articoli…

    Un saluto, Vale

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  • giugno 8, 2011

    Anna Perini

    Il mio pensiero principale è identico a quello di Ila: le foto sui siti italiani sono penose! Me lo sono chiesta spesso che cosa facesse la differenza e qui il problema sta lì!
    Io ho comprato tantissimo su Etsy cose di tutti i tipi: componenti, mezzi guanti, carta, fiori di stoffa per la casa e via di seguito, ma ogni volta che entro è un piacere per gli occhi.
    Concordo anche sul fatto che non c’è diversificazione da noi, ma torniamo al buongusto: se uno ha un proprio stile non ha bisogno di copiare. Il problema è che qui se si vede uno vestito di Lilla e sta bene, domani tutti si vestono di Lilla.
    Altro grosso problema: sono ancora pochissime le persone che acquistano on-line. Io alle volte vengo guardata come un’aliena per questo!

    Anna

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  • giugno 8, 2011

    ila

    Io non penso sia così semplice.
    In reltà ci sono siti in cui le ultime creazioni postate sono le prime che si vedono in homepage… e altri che fanno un random di creazioni.. che sono davvero prese “random” (non con l’accuratezza dei treasure di Etsy).Questo fa sì che io, cliente, mi affacci al sito, veda tutte cose mediocri e non abbia nemmeno interesse a guardare “oltre”.
    Per quanto riguarda i prezzi, credo che ci siano molte ragazzine giovani, che il materiale se lo fanno comprare dai genitori e poi vendono gli oggetti a 1-2 euro… così si trovano qualche soldino in tasca e sono contente.. tanto cosa gliene frega!?
    C’è anche una difficoltà diffusa (io amministro un forum e lo vedo tutti i giorni), nel prezzare le proprie creazioni… ci sono sempre più persone che temono di proporre un prezzo troppo alto, perché vedono che, in effetti, il mercato ha prezzi irrisori..oltre al fatto che non sanno proprio minimamente quantificare il valore di una loro creazione…
    Riguardo poi al discorso di Anna, che ovviamente condivido, io mi son trovata, nell’ambito dell’iniziativa “Su MissHobby è già Natale” a dover scartare dei negozi che proponevano belle cose, perché le fotografie erano davvero troppo inguardabili..
    Insomma, mettendomi dal punto di vista del cliente, entrare in un negozio invaso di oggetti scadenti, clonati e mal presentati, mi fa passare la voglia di soffermarmi nella ricerca di “qualcosa di meglio”..
    Etsy è un altro pianeta…. e se non fossi troppo arrugginita con il mio inglese scolastico, probabilmente, salvo un paio di negozi nuovi che ancora devo “rodare”, venderei solo lì..

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  • giugno 8, 2011

    Francesca

    @ ila:
    Su questo sono d’accordo.Però c’è da fare distinzione tra “inguardabili” e “poco valorizzanti”..io ad esempio mi rendo conto di non essere in grado di fare fotografie belle come quelle di alcune di voi,ma per lo meno sono a fuoco.. 😆
    La difficoltà nel dare un prezzo alle creazioni?Ce l’ho anch’io e più di una volta mi sono sentita “in colpa” per i prezzi che metto,ma poi mi dico che non voglio regalare i miei lavori e allora mi sento meno male..resta il fatto che purtroppo non sono ancora stata premiata da vendite on-line,quindi non saprei dire se la colpa è dei prezzi,della diffidenza,delle mie foto o dei miei oggetti(di sicuro non seguo la moda..e nemmeno faccio gioielli,categoria molto gettonata).Ma mi risulta difficile credere che le ragazzine vendano per pochi spiccioli i lavori fatti col materiale comprato da mammà,mi risulta più facile pensare che li abbiano comprati sui banchi dei cinesi e li spaccino per loro..
    Per quanto riguarda Etsy o Dawanda..io ho provato su quest’ultimo,ma onestamente non ho proprio il tempo di star dietro alla concorrenza e la bravura schiacciante di molti di loro.

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  • giugno 9, 2011

    Chiara

    Anche io vorrei dire la mia. Concordo con Anna ed Ila nel pensare che sui siti italiani la media di come vengono proposti gli oggetti in vendita sia mediocre, il che fa passare oltre visitatori e potenziali clienti. Ma è logico che se non esiste selezione alla base, nessuno verrà mai spronato a fare meglio. In questo gli americani sono più bravi di noi, e anche nel craft vige la meritocrazia.. Io lo trovo giusto.
    Il difetto però non è tanto degli utenti, quanto di chi gestisce il sito: anche su Etsy ci sono foto orrende (ed oggetti orrendi, ma è solo questione di gusti), che però vengono abilmente spostate in luoghi meno visibili, lasciando in evidenza quelle più belle (questo è l’ABC del marketing, credo).
    Venendo al discorso grafica, quella dei siti italiani in alcuni casi è abbastanza buona, in altri è piuttosto bruttina (ma mi rendo conto che anche qui sia una questione di gusti).
    Però un sito di vendita di artigianato non può avere una grafica che usa un template (che si compra già così) che viene lasciato tale e quale unicamente schiaffandogli sopra due faccine.. insomma una grafica più accattivante, e più “indie” (per dirla un po’ alla moda) sarebbe intanto un buon biglietto da visita.
    Un’altra cosa importantissima è che un sito simile deve avere una sua “filisofia”, un modo di operare ben definito e chiaro: Il forum ed il blog devono essere altamente caratterizzati, tematici e focalizzati. Il forum deve essere ordinato, il blog fatto di articoli pertinenti, fortemente moderato PRIMA della pubblicazione, e non a pubblicazione libera.
    Lo staff deve essere preparato, e magari formato in gran parte dagli stessi artisti-artigiani.
    Il discorso secondo me è che c’è poca concorrenza.
    In Italia c’è il brutto vizio di improvvisarsi qualcosa o qualcuno: così ci si butta in imprese tipo un portale di e-commerce di artigianato senza avere le minime competenze necessarie e senza cure, e si spera così di fare “il botto”.
    Questo può essere, finchè non iniziano a spuntare siti similari.
    Per questo, a quanto vedo io, per l’Italia, il sito Babirussa, sta iniziando alla grande (parlo di grafica e di filosofia) e darà del filo da torcere ai suoi concorrenti italiani. Era ora!

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  • giugno 9, 2011

    ila

    @ Chiara:
    Bellissimo intervento che condivido pienamente.. ho visto siti di vendita italiani con forum caotici, in cui è quasi impossibile trovare una risposta.. 😯
    Babirussa e Blooming sembrano anche a me le migliori offerte attualmente presenti sul mercato italiano.

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  • giugno 9, 2011

    barbara santi

    secondo me dovrebbero essere accettati tutti gli oggetti(e per tutti gli oggetti intendo oggetti artigianali,non spacciati per tali..) perchè magari quello che non piace a me può piacere a te,e trovo giusto dare uno spazio a tutti..ma valorizzati in home page quelli che più catturerebbero l’attenzione dei ‘passanti virtuali’,come dice chiara..magari mantenendo un piccolo spazio per quelli appena pubblicati,come fa babirussa in alto..(sito che anche a me piace un sacco,lo trovo molto ben organizzato..)

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